Se a qualcuno interessa, ho un altro blog dove parlo più di me che sarebbe un po’ il contrario di questo. Poco serio insomma. E anche poco interessante, ma ci provo:
Raggiungere la felicità
Ho trovato un libro, tra i moltissimi altri che ho in casa, che si chiama “Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita”, regalato da mia madre a mio padre in tono scherzoso molti anni fa. Ma in realtà, oltre l’ironia del titolo (presente anche nel libro stesso), è un libro serio. Riassumendo, parla del raggiungimento della felicità attraverso la presa di coscienza della realtà che ci circonda, attraverso tecniche orientali yoga, buddhiste e zen. Mi è sembrato davvero un bel libro, perciò non esiterò ad esporvelo.
Secondo l’autore, per raggiungere la felicità, bisogna diventare consapevoli della realtà. Sembra una frase così stupida, così semplice, tutti ci sentiamo consapevoli della realtà. Ma l’autore fa un esempio: mangiare un mandarino consapevolmente e mangiarlo e basta. Quando mangi un mandarino consapevolmente, lo osservi, ne osservi il colore, senti l’odore, il sapore, la consistenza, concentri tutta la tua mente sul mandarino.
Quando lo mangi e basta, non senti l’odore, non senti il sapore, non senti la consistenza… non lo vedi. Sei intento a pensare ad altre cose, a farti le seghe mentali. Lo mangi, ma sei completamente estraneo alla realtà, sei vivo solo nel tuo pensiero.
Prima di arrivare a questo punto del libro però, è bene spiegare alcune cose:
Per il raggiungimento della felicità, è necessario smettere di farsi le seghe mentali, cioè smettere di produrre pensiero negativo (anche se l’autore nel libro specifica che esistono seghe mentali positive e negative, che non starò qui a spiegarvi), ma pensare alla realtà, sentirsi parte della realtà, prendere coscienza dell’IO. In pratica, bisogna smettere di pensare, bisogna agire! Non è di certo una cosa facile! Provate, per un minuto, a smettere di pensare: provate anche adesso. Difficilmente ci riuscirete, e penserete di dover smettere di pensare! E quindi starete pensando, e pensando questo, vi starete facendo una sega mentale. Quindi, lo scopo del libro è spiegare come smettere di pensare.
Per smettere di pensare, come avrete capito dall’esempio che ho fatto precedentemente, bisogna concentrarsi su quello che si sta facendo, bisogna tenere la mente impegnata ad altro, bisogna concentrarsi sulla realtà! L’autore propone più volte di allenarsi a smettere di pensare fermandosi ad osservare tutto quello che ci circonda, ogni dettaglio, senza farsi sfuggire nessun particolare: osservare i colori, la forma delle cose, le cose che non abbiamo mai notato (se si osserva per esempio una stanza di casa), la luce, le ombre; in pratica, osservare attivamente il mondo che ci circonda.
Però, oltre ad osservare il mondo, bisogna anche saper osservare il proprio corpo e la propria mente. Per osservare il proprio corpo, bisogna guardarlo come se si fosse nei panni di un osservatore esterno, proprio come si guardano le persone che ci circondano, e bisogna guardarlo come parte integrante della realtà.
Per osservare la propria mente, bisogna fermarsi, e sentirne la voce del pensiero, lasciarla parlare, e starla ad osservare. E dopo aver fatto questo, rendersi conto che è semplicemente fantasia, frutto dei nostri ricordi e delle nostre esperienze.
Scrive l’autore che, se si riuscirà per ore ed ore ad osservare senza pensare, la felicità sarà raggiunta. Sembra così strano, così insolito, ma se si smette di formulare pensiero negativo, si inizia anche ad osservare le persone per come sono realmente (senza iniziare a farsi seghe mentali del tipo “Gli sto antipatico” “Perché mi tratta così?”) e così le persone vi inizieranno ad apprezzare, perché vedranno in voi la positività, determinata dalla liberazione della vostra mente dal pensiero malefico. Vedrete il lato positivo in ogni cosa, perché saprete osservare attivamente la realtà e mantenere il controllo del vostro pensiero, e perciò sarete felici.
Questo post è semplicemente un riassunto, direi, a grandissime linee di ciò di cui parla il libro. Inoltre non so nemmeno se sono riuscita a spiegarmi bene. Comunque, il linguaggio semplice ed ironico di questo libro è alla portata di tutti, e io lo consiglio.
Perché è importante sentirsi importanti?
Ebbene, oggi, dopo tanto tempo, scrivo un nuovo post. Un nuovo post sulla psicologia umana!
Premessa: tutto ciò che scriverò è basato sulla mia non molto sviluppata esperienza personale e sulle mie scarse conoscenze della tesi che tratterò. Inoltre ho preso spunto da altri siti per qualche frase che non sapevo bene come costruire.
Ultimamente, sto pensando molto a me stessa, alla vita in generale, e mi sto facendo tante domande, del tipo: “Qual è lo scopo della mia vita?”, “Come potrei raggiungere la felicità?”, “Sono davvero più importanti di ogni altra cosa i contatti umani, l’amore, l’amicizia, la famiglia?”. Oggi, mi concentrerò di più su un’altra domanda, che racchiude quasi tutte le domande precedenti:
“Perché per noi è importante sentirsi importanti?”
Dunque, questa domanda può essere intesa in molti sensi. Si può essere importanti per un amico o un gruppo di amici, semplicemente per qualcuno, per la persona che amiamo, per la famiglia, o infine per tutti quelli che conosciamo.
Essere importanti per la persona che amiamo dovrebbe renderci più felici, in quanto se si ama una persona, non si pensa a nient’altro che a lei e al suo bene, e se siamo importanti per questa persona, siamo di conseguenza (almeno in buonissima parte) felici.
Essere importanti per un amico o un gruppo di amici solitamente è il desiderio di chi ci tiene davvero all’amicizia, e non vuole rimanere solo. In alcuni casi si tratta di persone insicure, che non riescono a socializzare velocemente e sole; però può trattarsi anche di persone senza problemi e con una buona autostima.
Essere importanti semplicemente per qualcuno è il desiderio ricorrente di chi si sente completamente solo. Di solito queste persone sono timide ed insicure, e con il passare del tempo, se non trovano degli amici, diventano depresse.
Essere importanti per la famiglia di solito è il desiderio di chi fa parte di una famiglia con problemi, come per esempio i genitori separati o poco attenti e violenti nei confronti dei propri figli.
Essere importanti per tutti quelli che conosciamo è un desiderio un po’ egocentrico, forse è possibile attribuirlo a chi si sente solo nonostante però parli con tutti.
Dunque, l’uomo ha bisogno di sentirsi importante.
Sentirsi importanti non significa esserlo solamente per le persone che ci circondano, ma anche sentirsi di avere un posto unico su questo mondo, di avere uno scopo preciso in questa vita, di essere necessari.
Ognuno cerca di sentirsi importante a modo suo: c’è chi crea e chi distrugge.
Ci sono le persone che si sentono importanti per il proprio lavoro, le persone che si sentono importanti per la continuità dei loro hobby e il loro talento, persone che si sentono importanti per la loro arte e per le loro creazioni. Queste persone sono sicuramente più felici di chi crede di non saper fare niente e si sente completamente inutile alla società.
Ovviamente, la medaglia ha due facce. All’altra faccia della medaglia appartengono le persone che per sentirsi importanti denigrano gli altri, commettono crimini, violenza (per esempio il bullismo: il bullo commette violenza per sentirsi superiore, quindi importante) e chi si finge ammalato o addirittura fa in modo di divenire infortunato per farsi commiserare, e sentirsi quindi importante. Queste persone si sono rassegnate a voler provare a raggiungere il proprio scopo in modo positivo, e allora agiscono in modo sbagliato pur di sentirsi almeno un po’ importanti. Non sempre queste persone sono realmente felici.
Quindi, tutti cercano di soddisfare questo bisogno di importanza, chi in modo positivo e chi in modo negativo.
Probabilmente, se ci si sente importanti, si è già a metà dell’opera nel raggiungimento della felicità.
Se non parli con gli sconosciuti, ne sarai sempre circondato.
(via polinomia)
(via pragmaticamente)
echidelsilenzio asked: Vorrei chiederti perchè ti odi. Perchè hai una visione pessimista e noiosa della vita perchè io ce l' ho. Ma non riesco ad averla sempre. Ma soprattutto vorrei sapere: Lo vedi il lato positivo nelle cose?
Allora, credo di odiarmi perchè non riesco ad essere ciò che voglio essere, perchè mi sento inferiore agli altri sia caratterialmente che esteticamente, perchè non ho una personalità e perchè penso che se quando ero più piccola avessi fatto determinate cose invece di altre forse ad oggi non mi ritroverei in questo stato di odio, ma forse quest’ultima impressione è sbagliata.
Odiandomi, vado quasi ad odiare tutto ciò che è intorno a me, e tutto mi annoia. Penso sempre al peggio, penso a quanto sia monotona e noiosa la vita, a come vada tutto male, però come te non riesco a pensarla in ogni momento così: per esempio quando sto con amici divertenti o comunque con cui mi trovo a mio agio e c’è una certa intesa, mi sento bene, ma già nel momento in cui torno a casa (il più delle volte) torno a pensare a quanto sia noioso tutto questo. Vorrei provare emozioni forti, vorrei avere tante sorprese dalla vita e vorrei godermela al meglio, sperimentando cose nuove e non passando le solite giornate con le solite persone.
Il lato positivo nelle cose? Dipende da che cosa… a volte sì a volte no, ultimamente sto cercando con tutta la mia buona volontà di vedere il lato positivo nelle cose, di pensare alla vita positivamente, di essere protagonista della mia vita e di poterla influenzare a mio piacimento, ma nonostante il mio impegno la mia vita è sempre la stessa e io non riesco a cambiare. Parto in quarta con queste mie convinzioni e succede sempre qualcosa che mi fa ritornare alla realtà, e tutto si annulla.
E’ una cosa comune? Spero di sì perchè credo di essere pazza.